La Dama del Lago – Favola d’Amore

Care anime di Luce, voglio raccontarvi una bella storia, di quelle che fanno sognare, si chiama Favola d’Amore e se vi piace, ve ne racconterò altre.

Gian Marco Bragadin

“Appena giunto oltre il velo, Jean si guardò intorno. Aveva sempre saputo che dopo il tunnel in cui si rivedono tutti i momenti della propria vita, ci si trova in una valle verde, dove si ode una dolcissima musica, e i colori sono più vividi. Ma qui non c’era una valle verde. Vedeva avanti a sé una lunga spiaggia. Jean si incamminò lungo la riva del mare, come gli era sempre piaciuto fare in vita. Fino a che si trovò davanti un essere che emanava tanta luce. «Sei tu Dio?» gli chiese con riverenza.

«No, io sono un Angelo» rispose.

«Ah, sei il mio Angelo?»

«No, sono un Angelo. Ce ne sono tanti. Guarda più avanti, là in fondo». A Jean veniva da ridere. C’erano tanti Angeli che facevano il bagno in mare. Senza costume, tanto non avevano sesso.

«Ma non avete le ali?» chiese Jean all’Angelo davanti a lui.

«Le ali le disegnate voi uomini nelle chiese». Jean lo guardava spaesato.

«Posso fare il bagno anch’io?» chiese. «In Terra adoravo il mare».

«Non cercavi Dio?»

«Ah, certo» disse Jean. L’Angelo salutò e lasciandolo gli disse di far attenzione ai segni.

Più avanti c’era un vecchio con la barba. «Sei tu Dio ?» chiese con rispetto.

«No. Dio non è vecchio, e non ha la barba». Jean ci rimase male. Sulla Terra lo avevano sempre disegnato così.

«Dove posso trovarlo?»

«Segui i segni».

Jean salì su una roccia che dominava la spiaggia. Da lì si poteva vedere che la spiaggia non finiva mai. Più in là giocavano dei bambini. Intorno ad un bell’uomo con la barba e i capelli lunghi. Il cuore di Jean si mise a battere forte. Ecco Gesù, pensò. Lo aveva tanto amato nella sua vita, ed ora lo aveva davanti.

«Sei tu Gesù?» domandò commosso.

L’uomo sorrise. «Non volevi incontrare Dio?» chiese.

Jean si guardò attorno. «Sì, ma…» restò interdetto.

«Io sono  Gesù, il Melchisedek che hai sempre servito, dall’inizio del tempo, quando hai fatto il Patto con Dio e sei entrato nel mio Ordine…».

«Signore!» disse Jean. «Finalmente».

«No, tu ora stai cercando il Padre-Madre, e dovrai cercare ancora!»

«Dove Signore?».

Gesù disse «Segui i segni!» e tornò a giocare con i bambini.

Jean in vita aveva insegnato agli altri uomini ad accorgersi dei segni, ma qui non li vedeva. Cercava tra alberi meravigliosi, fiori profumati, il volo degli uccelli, animali sconosciuti, e cespugli di cristalli enormi, come non ne aveva mai visto. Niente però gli ricordava un segno. Più avanti c’era un piccolo fiume, ed un barcaiolo lo attendeva da un lato, per traghettarlo dall’altra parte.

«Sei tu Dio?» chiese ancora Jean.

«Ora ti porto sull’altra riva» rispose il barcaiolo. Perché la vita è un viaggio».

«Ma io sono morto!» esclamò Jean.

«Tu credi? Mi vedi, mi stai ascoltando, non sei morto. Hai solo cambiato vestito».

Jean lo guardò imbarazzato. Si guardò l’abito. Solo ora si accorse che indossava un vestito di Luce. Come se la sua Aura lo avvolgesse completamente. Giunti sull’altra sponda Jean azzardò ancora «Dove posso trovare Dio?» Il barcaiolo lo fissò con simpatia, poi rise.

«Segui i segni» gli disse.

«Perché Dio lascia dei segni?»

«Certo a tutti Dio lascia i segni»

«Lo so. Sulla Terra insegnavo a trovarli. Ma qui non riesco a vederli»

Il barcaiolo doveva tornare sull’altra riva. Prima di cominciare a remare disse a Jean: «Qui i segni sono diversi da quelli della Terra. Dovrai abituarti». Ed era già lontano.

Jean si sedette, sulla riva del fiume. E si mise a guardare l’acqua che scorreva placida, e rifletteva le stelle.

Sì, perché nonostante la tanta luce di quel luogo, il Cielo rifletteva stelle enormi, luminose, che ogni tanto si muovevano, lasciando scie di fuoco. Che siano quelli i segni di Dio? pensò Jean. E rimase così per ore, a guardare il Cielo e il fiume che scorreva maestoso. Gli venne in mente il Tao, la dottrina dell’acqua che scorre, e l’ I-King, il libro dei mutamenti. Bastò quello perché vedesse in lontananza, un bel vecchio, con una lunga barba bianca, ed un kimono di seta blu, con fiori e draghi ricamati. Jean scattò subito in piedi e si mise a correre verso il suo vecchio Maestro cinese Mo-Tzu.

«Stai cercando Dio?» gli chiese il Maestro, prima che Jean potesse aprir bocca.

«E’ davanti a te, non lo vedi?».

Jean si era fermato. Restò in silenzio.

Poi disse «Non sei tu, vero Maestro?».

«Certo che no» sorrise Mo-Tzu, con gi occhi simili a fessure. Passò un attimo, si era già allontanato. Sconsolato Jean restò a guardare il fiume.

E gli venne in mente Chiara, la sua compagna del Cielo. Come mai non l’aveva ancora incontrata?

«Mi hai cercata?» sentì una voce dietro di lui, una voce che aveva amato molto, quando era vivo.

Chiara una bella donna bionda, con gli occhi blu, lo guardava con immenso affetto. Emanava così tanta luce che Jean faceva fatica ad ammirarla. Si avvicinò per abbracciarla, ma …la sua compagna era sparita. Poi riapparve vicino a lui. Ma non era più la stessa era bruna, con occhi di fuoco. Volle abbracciare anche questa, che ricordava di aver già incontrato, forse in un’altra vita. Anche quella sparì. E poi di nuovo. E poi di nuovo con un’altra ancora. Jean rivedeva tutti i suoi amori. Che sparivano prima che potesse abbracciarli. Apparve un’altra donna bionda, che Jean ricordava molto bene. Si rivolse a lei e chiese: “Yvonne?” La donna sorrise e poi sparì, come tutte le altre. Intanto la scena era mutata. Jean ora, davanti ad un piccolo lago, restò in estasi davanti alla figura femminile più bella che avesse mai visto. E provò per lei immediatamente un amore totale, assoluto, immenso. «Chi sei?» le chiese.

«Io sono la Donna». Si slanciò per abbracciarla, ma anche la Donna si dissolse. Un’energia irrefrenabile lo spingeva ad abbracciarla. La Donna era riapparsa, con una tunica turchese. Ora passeggiava nell’acqua bassa del laghetto.

«Mi hai cercato in ogni donna che hai incontrato. In ogni donna che hai amato… allora mi riconosci finalmente?»

Jean cadde in ginocchio e protese le braccia in alto: «Maddalena! L’altra metà di Cristo!» Maddalena gli sorrise.

«Allora tu sei Dio?» domandò Jean.

«La sua parte femminile. Come Iside con Osiride».

«Allora qui c’è la felicità?» esclamò Jean.

«Dipende».

«Da quello che hai fatto in vita?».

«Anche» rispose Maddalena compiaciuta.

«Qui il viaggio continua?».

«Qui inizia la trasformazione. Quella che gli uomini non hanno saputo ottenere nella loro vita sulla Terra».

«E come si fa a trasformarsi?»

«Hai visto come si è trasformata Chiara? In una donna, poi in un’altra, fino a che sono apparsa io. Dovrai farlo anche tu. Perché il Paradiso, è il luogo dove tutti si trasformano. Basta pensarlo ed accade».

«Potrei trasformarmi in un … in un …».

«Comincia ad essere una rosa», lo incitò Maddalena, «il fiore che mi è caro».

Jean divenne una rosa. E provò il profumo inebriante, la delicatezza dei petali, il rosso intenso. E così rimase, ad assaporare quella sua nuova condizione. Poi la rosa cominciò a sfiorire. E Jean divenne la farfalla che si era posata tra le sue foglie. «Che gioia volare» pensò Jean, mentre svolazzava da un fiore all’altro. Voleva però andare più in alto e divenne gabbiano, poi aquila. E dall’alto di una cima ammirava il Paradiso sotto e sopra di lui. Gran parte degli esseri continuavano a trasformarsi, tutto scorreva in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose e volarsene via come folgoranti colibrì. Laggiù nella foresta gli alberi mutavano continuamente. Divenivano leoni o coccodrilli, che rapidi si immergevano nel fiume. Jean ricordò cosa gli aveva detto il Maestro. «Cerchi Dio? E’ davanti a te». Ora cominciava a comprendere. «Dio è in tutte le cose. E fa esperienza attraverso la eterna trasformazione di ogni creatura. Anche di noi uomini. Tutta la Creazione si trasforma. Incessantemente. Ogni cosa risorge diversa. Basta che lo voglia». E Jean continuò a trasformarsi, come in una danza universale, in cui riconobbe il dio Shiva, che danzava con lui.

Divenne capriolo, divenne pesce, divenne serpente, nuvola, merlo. Danzò nel Sole e saltellò sulla Luna, scese nel Centro della Terra, fra fiamme e ghiacci. Divenne anche il Cristallo centrale. A Shamballa incontrò i Maestri Ascesi della Fratellanza Bianca. Sotto il Monte Shasta, in California salutò i Lemuriani. Loro potevano vederlo. Jean continuò la sua danza per un tempo lunghissimo. Fino a che un giorno scoprì di essere diventato triste. Qualunque trasformazione tentasse, gli restava la nostalgia di qualcosa che non sapeva definire. Provò a diventare il diamante più grande della Terra, oppure il saggio gufo imperatore. La nostalgia aumentava. Salì sulla nave degli extraterrestri, e volò in pochi attimi dalle Pleiadi ad Orione. Da Giove a Venere,  il Pianeta dell’Amore. E qui finalmente cominciò a capire che cosa gli mancava.

Tornò in Paradiso, riprese le sembianze di Jean e cominciò a chiamare: «Maddalena, Maddalena dove sei?» Lei comparve, in un’aureola di Arcobaleno. Jean trasse un grande sospiro di sollievo. La nostalgia, la tristezza erano sparite di colpo.

«Che cosa succede Jean?» domandò Maddalena con dolcezza.

«La trasformazione non mi basta più. Ho visto tanti segni sulla strada, ho provato ad essere ogni creatura … ma poi sono diventato triste. Sono stanco. Sfiduciato».

«E lo sai perché?».

«Perché io cercavo Dio. e non lo ho ancora trovato».

Questa volta Maddalena si avvicinò  a Jean e lo strinse, per fargli sentire la Sua  Sacra Energia. Poi lo guardò intensamente negli occhi e disse: «C’è un solo modo per incontrare Dio».

«E tu me lo puoi rivelare?»

«Questo è il momento. Dobbiamo diventare UNO, io con te. Il maschile con il femminile, completamente uniti. Gli antichi saggi la chiamavano l’androginia sacra».

Se Jean avesse ancora avuto il cuore, gli sarebbe battuto nel petto all’impazzata. Questa volta Maddalena si era lasciata abbracciare.

Jean prese coraggio. «Diventare UNO …. io con te hai detto? Come, facendo l’amore?».

Maddalena sorrise ancora con dolcezza a Jean.

Poi, dopo un momento, rispose: «No Jean. DIVENTANDO L’AMORE».

Intanto un bellissimo Unicorno bianco si era avvicinato a loro. Jean salì in groppa al bellissimo destriero e trasse a sé Maddalena, davanti a lui.

Lei gli disse: “Ora possiamo cavalcare insieme il simbolo dell’UNITA’, il Divino Unicorno.

Cominciarono a correre come il vento, con una gioia infinita. Ed una grande Luce li avvolse completamente.

Finalmente Jean aveva capito. E mentre diventava una cosa sola con Maddalena e con l’Unicorno, finalmente sorrise perché era certo di aver trovato Dio. Anzi, era diventato Dio”.

Vi è piaciuta? E’ una storia di segni anche questa, anche se entra nel regno della fantasia, che è ciò che mi piace raccontare. E’ contenuta nel mio ultimo libro, “I Segni e Coincidenze in Amore” , che oltre a rispondere ai tanti quesiti di lettrici e lettori, ci dona i più recenti insegnamenti che provengono dal mondo spirituale, nuovi strumenti di quinta dimensione per risolvere finalmente i nostri debiti karmici, per risolverli e continuare  nostra vita su basi diverse, con una consapevolezza ed una comprensione che fino ad oggi non era possibile. Per modificare il nostro destino.

Gian Marco Bragadin

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