Sono un extraterrestre..!

daniel meuroisarticolo di Daniel Meurois

Sono un extraterrestre. Sì, credo davvero di essere uno di loro. Volete sapere perché?

Perché alla fin fine, a ben pensarci, non rispondo pienamente ai criteri di normalità in vigore sulla Terra.

Primo, non ho paura della morte... è logico, visto che non ho il minimo dubbio sulla realtà dell'anima. Secondo, non subisco affatto il fascino della violenza; la rifuggo, anche quand'è ammantata dai più seducenti orpelli. E poi... i numeri da circo, in versione moderna, non mi commuovono, mentre tutto ciò che è "di tendenza" mi è assolutamente indifferente. In più non fumo, e il mio cellulare rimane quasi sempre in fondo a una borsa, scarico.

E invece mi piace parlare alle piante e agli animali, ad alta voce. Quando li accolgo in casa, diventano subito parte della famiglia. Ma non sono vegetariano, e se non posso evitare di tagliare un albero, sento il bisogno di rivolgermi alla coscienza della sua specie per spiegarle le ragioni del mio gesto. E non è tutto qui: posso rimanere di fronte a un paesaggio per delle ore, apparentemente senza far nulla, mentre le discussioni polemiche mi annoiano e le elucubrazioni mentali – così tanto di moda – mi affaticano. Mi piace anche viaggiare, ma senza pianificare nulla in anticipo, senza necessariamente sapere dove dormirò la sera, e senza stabilire una data per il ritorno. Correre dei rischi, individuare e respingere tutti i pensieri preconfezionati che sono in circolazione, sentirmi a mio agio sulla nuda terra di una capanna e, quando capita, non disdegnare la più bella camera di un castello... Volare in cielo o strisciare sotto terra... giocare con un ragno e rimanere estasiato quando, in mancanza dell'elettricità, posso farmi luce solo con una candela... Pregare senza sentire l'appartenenza a una religione, arrabbiarmi con il "Cielo", se capita, e non sentirmi mai in colpa per questo... Avere un buon fiuto nell'individuare le incoerenze del mondo che abbiamo costruito e, malgrado tutto, amarlo. Essere esigente fino in fondo, a volte provocatorio, rimanendo tuttavia pieno di tenerezza e privo di cattiveria. Per finire, non voler far credere che tutte queste cose siano un catalogo di qualità, ma piuttosto il resoconto di uno stato di fatto.

Con estrema franchezza, vivere in questo modo non è forse un po' "da extraterrestri", cioè controcorrente rispetto alla corsa sfrenata in cui la nostra società si è buttata?

Non temete, non mi monto la testa per il fatto di sentirmi così, cioè di non essere per nulla "un uomo del mio tempo", come qualcuno mi ha detto... perché sono certo di non essere un'eccezione.

A dir la verità so, vedo che siamo sempre più numerosi ad appartenere a una certa famiglia di "spostati" terrestri che sembrano degli extraterrestri; siamo sempre più numerosi a prendere coscienza del fatto che dietro la nostra esistenza plastificata e accuratamente pianificata c'è una nuova vita da ritrovare.

La debolezza di noi "spostati"? È quella di non saperci collegare tra noi e di nutrire troppo spesso la sensazione di essere gli unici – o quasi – della nostra specie.

Il nostro difetto? È quello di non osare parlare per timore dell'opinione altrui. È una mancanza di coraggio e di volontà. Non ditemi che non avete mai notato fino a che punto le forze della Dispersione siano, al contrario, combattive e ben organizzate...

Ma perché vi racconto tutto questo? Per responsabilizzarvi. Perché siamo infinitamente più numerosi di quanto crediamo: noi vediamo chiaramente che "qualcosa" non gira più nel verso giusto e che è urgente ripensare i valori comuni, allargare la mente e scrivere una nuova sceneggiatura per il futuro di questo mondo.

Come?
Innanzitutto, uscendo dal silenzio. Sì... perché esitare ancora ad affermare l'ideale di bellezza, di pacificazione e di speranza che ci abita? Ora siamo milioni e milioni, anzi molti di più, qui e là, a constatare le drammatiche disfunzioni di questo mondo e a essere stufi di lasciarsi inghiottire dagli effetti di una mentalità dominante che è a livello infraumano. Non dobbiamo avere paura delle parole, ma certo non possiamo sperare che i media ci tendano un microfono: sono anestetizzati, preferiscono produrre spettacoli e, in ogni caso, non sono padroni di se stessi.
In secondo luogo, mostrandoci degni dei nostri pensieri e delle nostre affermazioni, cioè coerenti con noi stessi, amorevoli e costruttivi.

Allora cosa aspettiamo a reagire, ad avere il coraggio delle nostre opinioni? Non vergogniamoci più di essere come siamo, dello spirito che ci anima e della nostra volontà di partecipare – senza attendere ancora – al grande cambiamento delle coscienze che ormai si annuncia inevitabile.

Non voglio drammatizzare, al contrario: sono fondamentalmente ottimista sulla riuscita della mutazione che ci sta chiamando e che, con il rigore che ci impone, vuole insegnarci a diventare dei "sovraterrestri". Le prove che stiamo attraversando non servono a nient'altro che a questo.

Un po' di lucidità... Dietro di noi c'è un vecchio mondo che sta morendo, è evidente. Un vecchio mondo che ha assolto il suo compito, ha dato pienamente prova dei propri limiti. Ora è senza fiato e, anche se alcuni si ingegnano per farlo respirare artificialmente, basta un po' di buon senso per comprendere che è arrivato il momento di partorire tutti insieme una nuova modalità di funzionamento.

Abbiamo la responsabilità di farla apparire.

Ecco perché questo mio appello è un appello all'Espressione, al coraggio di dire apertamente, tranquillamente, senza delirare, umilmente ma con fermezza, ciò in cui crediamo e perché lo crediamo, noi che ci dichiariamo "in cammino", noi che pensiamo di essere "spirituali". Bisogna osare affermarlo e saper essere diversi.

Una volta dicevo «Osiamo essere dei terrestri extra". Oggi questa battuta è sicuramente un po' datata... E allora preferisco dire molto più semplicemente: «Osiamo diventare pienamente umani». Osiamo, perché non siamo ancora noi stessi; siamo ancora soltanto il bozzetto di ciò che la Vita ci riserva in eredità.

Esattamente trent'anni fa, mentre vivevo nel corpo e nell'anima il Viaggio a Shambhalla, i nostri Fratelli maggiori Umani, quelli che costituivano il Cuore della stessa Shambhalla, dichiaravano: «Ora più che mai mettiamo le redini del loro divenire nelle mani degli uomini e delle donne della Terra. È giunto il momento...».

Che altro aggiungere, se non che questa affermazione esige da noi qualcosa di concreto, da subito? E non domani mattina.

Di fronte alle forze della Dispersione e dell'Incoscienza, volete dunque che diventiamo tutti insieme degli "extraterrestri" a modo nostro, e che lo facciamo sapere in giro? Io vi tendo la mano.

Daniel Meurois

(traduzione di Renata Germanet)

 

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