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Avete mai pensato di coltivare delle spugne vegetali nel vostro orto casalingo? Se la vostra risposta è sì, ecco un prodotto che potrebbe fare al caso vostro: la luffa.

La Luffa è un vegetale molto conosciuto in India e medio Oriente, utilizzato sia come pianta officinale che come spugna. È un tipo di zucca originaria dell’Asia tropicale e molto diffusa nelle zone calde, come l’Indocina e l’Indonesia. Negli ultimi anni anche l’Italia ha iniziato a sperimentare con successo la sua coltivazione, soprattutto in regioni a clima caldo come la Sicilia e la Sardegna.

La luffa è una pianta rampicante, appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, che comprende circa una decina di specie. Quella che ci interessa più da vicino è la Luffa cylindrica (o Luffa aegyptica), utilizzata soprattutto a scopo alimentare o come spugna vegetale, adatta sia per le stoviglie che per il corpo.

I suoi frutti hanno un aspetto allungato e cilindrico, che ricorda la forma del cetriolo, e possono raggiungere i 50 cm di lunghezza. Sono suddivisi internamente in tre logge longitudinali all’interno delle quali sono conservati i semi.

I frutti sono commestibili solamente da giovani. Il loro sapore ricorda molto quello delle zucchine, anche se sono meno gustosi e con minori qualità organolettiche. Per alcuni, risultano però troppo amari e, di conseguenza, poco gradevoli.

incensoL’incenso è il prodotto secreto, oleoresina, da diverse piante che crescono nella Penisola Arabica e nel Corno d’Africa; si incide la corteccia e si raccoglie la resina giallastra. La tradizione indica un tipo ben preciso di resina, quella dell’Olibano, la Boswellia Sacra, ma ne esistono diverse varietà (B. Serrata, Frereana, Carteri, Papyrifera …) che, dopo l’essicazione, anticamente, veniva bruciata nei bracieri. La resina viene selezionata in qualità differenti, in funzione della purezza, del colore e della grandezza dei grani, ma anche dell’ambiente in cui crescono le piante.

Oggi l’incenso è identificato con i bastoncini, che bruciati, producono aroma e che, oltre alle resine, utilizzano legni aromatici, foglie, fiori e bacche. La Mirra è la resina ottenuta dalla Commiphora Mirra, ma vengono utilizzati anche il legno di sandalo, le foglie di artemisia o le bacche di ginepro, il cardamomo, o radici come quella di assafetida.

L’incenso nella tradizione e l’utilizzo oggi

Nella storia di molte popolazioni si trovano testimonianze dell’utilizzo di cortecce e legni profumati, nelle cerimonie religiose nei templi per ingraziarsi gli Dei, ma anche nelle abitazioni, nelle cerimonie religiose, il fumo che saliva verso il cielo metteva in contatto con l’Aldilà.

Nella Bibbia e nel Corano ci sono riferimenti al suo utilizzo così come in molte culture antiche.

Le testimonianze ci parlano del loro uso nella medicina Ayurvedica, presso gli Assiri, gli Egizi, i Cinesi, gli Indiani d’America e non dimentichiamo la Via dell’Incenso, veniva commerciato con le spezie e sorgevano città, sulle vie carovaniere per l’importanza rivestita dal florido commercio. Nell’antico Egitto si preparava una forma di Kajal che al trucco, univa le qualità antisettiche che prevenivano infezioni agli occhi. .

L’incenso viene bruciato nelle cerimonie cristiane, nelle chiese, e fu uno dei doni dei Re Magi a Gesù di Nazareth che, fin dall’antichità, richiama il sacro; la fumigazione (impiego di fumi) della resina, legata anche al culto degli Israeliti, evoca l’introspezione, il misticismo, la preghiera, la meditazione e l’incontro col Divino.

La resina di Boswellia (incenso/olibano) veniva utilizzata per purificare gli ambienti, questo è uno dei motivi dell’utilizzo nelle Chiese, ma anche nelle cerimonie funebri, le forze spirituali sprigionate accompagnavano l’anima del defunto nel mondo dei morti.

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Coloro che interpretano le Scritture dicono che con la prima tentazione il diavolo provò se Cristo avesse paura della fame. Ma Cristo dice: “Per me è indifferente se i sassi diventano pane o meno, Io ho un cibo che mi viene sempre dato da lassù”.

Per Peter Deunov l’atto della nutrizione era sacro. Sarà proprio il suo discepolo Omraam Aivanhov a celebrare  il senso alchemico e magico dell’alimentazione attraverso lo HRANI YOGA: Lo Yoga della Nutrizione.

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Dalla terra del neo-papa, arriva il rimedio naturale per ritrovare l’energia quando se ne ha più bisogno, che sia stanchezza mentale che fisica.

L’Argentina pare riservare molte sorprese. A pochi giorni dalla nomina di Papa Francesco I, e insieme alla primavera, una nuova salutare ventata di novità sta per arrivare nel nostro Paese.

E’ la naturale riserva di energia che giunge a noi con il Mate, una pianta originaria del Sudamerica, vera e propria icona della cultura argentina, e oggetto di leggendarie storie.

Una di queste racconta che un giorno le dee Yari e Araì scesero sulla terra. Mentre stavano giocando furono oggetto dell’aggressione da parte di un giaguaro; un indio cacciatore però le soccorse e le ospitò nella sua capanna. Le dee, per ringraziarlo, decisero di regalargli un’erba protettiva e si rivelarono: “Sono Yasi, la dea che abita nella luna, e vengo per premiare la vostra bontà. La pianta che vedete è la Yerba Mate, e da ora in poi costituirà per voi e per tutti gli uomini di questa regione il simbolo dell’amicizia. E vostra figlia vivrà in eterno, e mai perderà l’innocenza né la bontà che c’è nel suo cuore. Sarà la dama della yerba”.

alchimista nepalNei sobborghi di Kathmandu si perpetua un’antichissima lavorazione secondo i dettami dell’ayurvedica

articolo di Adriana Bazzi

KATHMANDU - Secoli fa arrivavano dall'attuale zona di Bassora, in Iraq, dove confluiscono il Tigri e l'Eufrate, adesso le pescano nei fiumi dell’India: sono le perle bianco-rosate, piccole e irregolari, che il dottor Visonath, 82 anni, l'ultimo alchimista del Nepal, trasforma in farmaci per curare l'osteoporosi, per combattere la menopausa, per tonificare il cuore, per migliorare la vista e anche per calmare i temperamenti aggressivi, secondo i principi dell'antica medicina ayurvedica. L'antichissima lavorazione delle perle sopravvive oggi a Boudha, il quartiere tibetano di Kathmandu, in un laboratorio chimico-alchemico, unico nel suo genere: non stupirebbe se prima o poi finisse nella lista dell'Unesco come "patrimonio dell’umanità" alla pari di tutta la valle nepalese ai piedi dell'Himalaya. Il trattamento delle perle richiede tempi molto lunghi. Si comincia con la puja, una preghiera davanti al fuoco, recitata dal dottor Visonath che è newari (il gruppo etnico dominante nella valle di Kathmandu) e anche prete (nella tradizione nepalese i medici ayurvedici sono spesso preti o "saggi"): il fuoco è l'elemento principe nella lavorazione delle perle, del corallo e di altri metalli usati nella medicina ayurvedica.

spezieQuello delle spezie è per molti un mondo affascinante, perché con i suoi marcati profumi ed i suoi colori decisi è strettamente legato ai nostri sensi dell'olfatto e la vista.  Così anche chi non è avvezzo all’utilizzo delle spezie in cucina è spesso attratto dalla magia dei profumi e dei colori che le caratterizza, e che porta con se importanti proprietà, alimentari ma non solo.

 

Le spezie, un mondo ricchissimo

Parliamo di un mondo estremamente ricco:  le spezie sono tantissime, tant’è che l’esatto numero di spezie esistenti non è noto.  Sebbene oggi il riferimento sia quello della cucina, le loro proprietà spaziano da sempre anche in altri ambiti, come quello cosmetico, quello aromatico e terapeutico. L'impiego delle spezie si è consolidato infatti nella storia prima per le loro proprietà curative, e poi – nel periodo medievale ad esempio -  per esaltare il sapore dei cibi (quando il sale scarseggiava) e per migliorarne la conservazione.

respirazione-yogaA volte le tecniche più semplici sono anche le più efficaci. È il caso della “pratica dei tre respiri“. In condizioni normali, la nostra mente divaga e perdiamo del tutto il contatto con il nostro corpo e con il momento presente. Quando ce ne accorgiamo, possiamo semplicemente arrestarci per qualche istante e fare tre respirazioni, con calma e agio.

Tutto qui. L’interessante di questa pratica è la sua facilità: è breve e semplice e la si può ripetere molte volte, nel corso della giornata, indipendentemente dall’umore, senza ricorrere a uno sforzo intenso o prolungato.

Si può praticare a vari livelli. Cominciamo dal più semplice.

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