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Come trovare il lavoro che ami - Scott Dinsmore

scott dinsmore

Qual è il lavoro che non puoi non fare?

Scoprilo, vivilo, non solo per te, ma per tutti coloro che ti circondano, perché è da qui che il mondo comincia a cambiare…

 

Scott Dinsmore, fondatore del progetto Live Your Legend, è morto prematuramente nel 2015 a causa di un incidente in montagna. Lo ricordiamo in modo particolare per il suo discorso fatto a TEDxGoldenGatePark – riportato nel video qui sotto, con sottotitoli in italiano – dove ha spiegato come scoprire qual è il lavoro dei propri sogni e perché è importante per cambiare il mondo.

 

 

 

Estratto dalla trascrizione:

Che onore! Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato essere qui. Otto anni fa ho ricevuto il peggior consiglio di sempre sulla mia carriera. Un mio amico mi disse: “Non preoccuparti di quanto ti piaccia il tuo lavoro ora. Devi solo arricchire il tuo curriculum.” Ero appena tornato da un periodo trascorso in Spagna ed ero entrato in un’azienda Fortune 500. Ho pensato “È fantastico. Avrò un grosso impatto sul mondo.” Avevo tante di quelle idee. E nel giro di circa due mesi ho notato che verso le 10 ogni giorno avevo questa strana voglia di sbattere la testa sullo schermo del mio computer. Non so se vi sia mai capitato. E dopo pochissimo tempo ho notato che tutti i concorrenti nel nostro campo avevano già automatizzato la mia mansione. Questo è stato il momento in cui ho ricevuto quel saggio consiglio.

Bene, mentre stavo cercando di capire da quale finestra del secondo piano buttarmi e come cambiare qualcosa, ho letto diversi consigli di Warren Buffet, che ha detto: “Accettare incarichi per arricchire il curriculum è come rimandare il sesso alla vecchiaia.” (Risate) Era tutto ciò che avevo bisogno di sapere. Dopo due settimane ero fuori da lì, con un’intenzione: trovare qualcosa in cui poter fare la differenza. Era dura.

Volevo avere un certo impatto. Non importava quale.

Ho scoperto abbastanza presto che non ero solo: risulta che oltre l’80% delle persone che ci circondano non ama il proprio lavoro. Credo che quest’aula sia diversa ma è la media che Deloitte ha misurato nei suoi studi. Così ho voluto scoprire cosa rende quelle persone diverse, quelle con un lavoro appassionante e impattante, piene d’ispirazione ogni giorno, rispetto all’altro 80%, che vive in una tranquilla disperazione.

Ho cominciato a intervistare queste persone con un lavoro ispirante, ho letto libri e fatto casi di studio, 300 libri su obiettivi, carriera e cose simili, ero totalmente immerso, solo per l’egoistico motivo di voler trovare il lavoro che non potevo non fare, quello che faceva per me.

Ma durante la ricerca sempre più persone mi chiedevano: “Ti interessi di carriera. Non mi piace il mio lavoro. Pranziamo insieme?” Dicevo: “Certo.” Ma dovevo avvisarli, perché a quel punto c’era l’80% di probabilità che le persone con cui pranzavo lasciassero il lavoro nel giro di due mesi. Ne ero fiero, e non succedeva perché avevo dei poteri magici. Ma perché facevo una semplice domanda. Ovvero: “Perché stai facendo questo lavoro?“ E molto spesso la loro risposta era: “Perché mi hanno detto che è ciò che devo fare.” E mi sono reso conto che tantissime persone si arrampicano per questa scala che qualcuno ha detto loro di scalare, per poi finire appesi sulla parete sbagliata, o ritrovarsi al punto di partenza.

Più tempo passavo con persone con questo problema, più pensavo: “E se creassimo una comunità, un posto a cui la gente sente di appartenere, in cui va bene fare le cose in un modo diverso e percorre la strada meno battuta, dove tutto questo è incoraggiato e le persone sono ispirate a cambiare?” E da quest’idea sarebbe poi nata “Live Your Legend”, di cui vi parlerò fra pochissimo.

Ma mentre facevo queste scoperte ho notato che esiste un sistema costituito da tre sole, semplici cose che tutti coloro che hanno fatto la differenza hanno in comune, che voi siate uno Steve Jobs o una di quelle persone che hanno una panetteria lungo la strada. Ma fate un lavoro che vi rappresenta. Voglio condividere con voi queste tre cose, perché le usiate come obiettivi oggi e per il resto della vostra vita.

La prima parte di questo appassionante sistema è diventare un esperto di se stessi e capire se  stessi, perché se non sapete cosa state cercando non lo troverete mai. E il punto è che nessuno lo farà mai per voi. Non c’è nessuna specializzazione in passione, obiettivi e carriera. Non so perché non sia obbligatoria, ma non fatemi cominciare a parlarne. Si perde più tempo a scegliere un televisore che a scegliere la propria area di studio. Il punto è che spetta a noi capire, abbiamo bisogno di un contesto, di un modo per orientarci.

La prima parte della nostra bussola è individuare i nostri punti di forza. Quali sono le cose che ci fanno svegliare con la voglia di fare, che siamo pagati o meno, le cose per le quali la gente ci ringrazia? […]

Qual è il nostro sistema o la gerarchia di valori nel prendere decisioni? Ci interessano gli altri, la nostra famiglia, la salute o la realizzazione, il successo eccetera? Dobbiamo capire questo per prendere delle decisioni, per sapere di cos’è fatta la nostra anima, in modo da non venderla per una causa che non ci rappresenta.

Il passo successivo sono le nostre esperienze. Tutti noi abbiamo delle esperienze. Impariamo ogni giorno, ogni minuto cosa amiamo, cosa odiamo, cosa facciamo bene o male. Se non dedichiamo del tempo a osservare questo, ad assimilare quel che impariamo e ad applicarlo per il resto della nostra vita, è inutile. Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese di ogni anno dedico del tempo a riflettere su cosa è andato bene, cosa è andato male, cosa voglio ripetere, cosa devo applicare alla mia vita. E ancora di più quando vedete, specialmente al giorno d’oggi, chi ti ispira, chi fa cose che ti fanno dire: “Oh Dio, cosa sta facendo Jeff! Voglio essere come lui.” Perché dico questo? Aprite un diario. Scrivete cosa vi ispira di queste persone. Non tutta la loro vita, ma prendete nota, qualsiasi cosa sia, così col tempo avremo questa raccolta di cose che potremo applicare alla nostra vita, e avere un’esistenza più appassionante e un impatto migliore. Perché quando mettiamo queste cose insieme possiamo capire cosa il successo rappresenta veramente per noi e, senza tutte le diverse parti della bussola, è impossibile. Finiamo nella situazione – abbiamo una vita pianificata che tutti sembrano vivere salendo questa scala verso il nulla.

È come in Wall Street 2, – se qualcuno l’ha visto – il povero impiegato chiede al grande CEO di Wall Street “Qual è il tuo numero? Tutti hanno un numero, una volta guadagnata quella somma corrispondente, lasciano tutto.” Lui risponde: “Oh, è semplice. Di più.” E sorride semplicemente. È il triste stato delle persone che non hanno speso del tempo a capire quel che conta, che continuano a cercare qualcosa che non conta nulla, ma lo fanno perché tutti dicono che bisogna farlo.

Una volta che abbiamo questo sistema, cominciamo a identificare cosa ci fa sentire vivi. Prima che questo accada, potrebbe arrivare una passione improvvisa, magari nel vostro ambito lavorativo, e potreste sprecarla perché non avete i mezzi per identificarla. Ma se ci riusciste, vedreste qualcosa che è congruente alle vostre forze, ai vostri valori, a voi stessi, lo afferrereste e ne fareste qualcosa, lo perseguireste e cerchereste di avere un impatto. Live Your Legend e il movimento che abbiamo formato non esisterebbero senza questa bussola che mi fa pensare: “Questo è il mio obiettivo e ciò con cui voglio fare la differenza.”

Se non sappiamo cosa cerchiamo, non lo troveremo mai, ma una volta che abbiamo questo sistema, una bussola, possiamo fare il prossimo passo – quello lassù non sono io – fare l’impossibile e spingerci oltre i limiti.

Le persone non agiscono per due ragioni. La prima è che dicono a loro stesse che non ce la faranno, o glielo dicono gli altri. Così cominciamo a crederci. O mollano, o non iniziano neanche. Il punto è che tutto è impossibile finché qualcuno non lo fa. Ogni invenzione, ogni nuova cosa nel mondo, prima era considerata una follia. Come il record di Roger Bannister, superare quattro miglia in un minuto era considerato fisicamente impossibile finché Roger Bannister non ce l’ha fatta. Poi cos’è successo? Due mesi dopo, 16 persone avevano superato quel record. Le cose che abbiamo in mente e pensiamo siano impossibili sono passi che aspettano di essere compiuti, spingendoci un po’ oltre i limiti. Penso che probabilmente si inizi con il proprio corpo e benessere, più di ogni altra cosa, perché possiamo controllarli. Se non credi di farcela, dimostra a te stesso che puoi correre 1 o 2 miglia, o una maratona, o perdere 5 libbre o qualsiasi altra cosa che faccia aumentare la tua autostima che verrà trasmessa al resto del tuo mondo.

Effettivamente io e i miei amici ci siamo un po’ abituati a questo. Abbiamo un piccolo gruppo. Facciamo delle imprese fisiche, e recentemente mi sono ritrovato in un punto di vulnerabilità. Ho il terrore dell’acqua profonda e scura. […] Ma soprattutto se l’acqua è torbida… è come se la percepissi ora. Giuro che c’è qualcosa lì in mezzo. Anche se è il lago Tahoe, se l’acqua è fresca e la paura infondata. È ridicola, ma è lì. Comunque tre anni fa mi trovavo su questo rimorchiatore lungo la baia di San Francisco. Era una giornata piovosa e ventosa e la gente in barca stava male, io sedevo lì indossando la muta, guardavo fuori dalla finestra pensando terrorizzato che avrei nuotato verso la mia morte. Avrei provato a nuotare lungo il Golden Gate. Scommetto che qualcuno in questa stanza l’ha già fatto. Ero seduto e il mio amico Jonathan, che mi aveva trascinato lì, venne da me e notò lo stato in cui mi trovavo. Mi disse: “Scott, cos’è il peggio che ti può accadere? Indossi una muta, non puoi annegare.E se non ce la fai, sali su uno dei venti kayak. E se ci fosse uno squalo, perché dovrebbe scegliere te tra le 80 persone in acqua?” Grazie, è stato d’aiuto. Mi disse: “Davvero, divertiti e basta. Buona fortuna.” Si tuffò e nuotò. Ok.

Alla fine l’incoraggiamento servì e sentii questa sensazione di calma, probabilmente perché Jonathan aveva solo 13 anni.

Delle 80 persone che nuotavano quel giorno, 65 di loro avevano tra i 9 e i 13 anni. Pensate a come avreste affrontato il mondo diversamente se a 9 anni aveste scoperto di poter nuotare per un miglio e mezzo nell’acqua a 13°C da Alcatraz a San Francisco. A cosa avreste detto di sì? A cosa non avreste rinunciato? Cosa avreste provato? Alla fine della nuotata, sono arrivato ad Aquatic Park, sono uscito e la metà dei bambini aveva già finito, facevano tutti il tifo per me ed erano eccitati. La mia testa era ghiacciata, come immaginerete, stavo cercando di scongelare il viso e vedevo le persone arrivare. Notai questo bambino, qualcosa non sembrava andar bene. Si agitava così. Riusciva a malapena a respirare, e poi gettò la testa all’indietro. Notai che altri genitori lo guardavano e potevo giurare che stessero pensando: “Ecco perché non si permette ai bambini di 9 anni di nuotare da Alcatraz.” Non era stanchezza. All’improvviso due genitori lo afferrarono, lo caricarono sulle spalle e lo trascinarono, così, era completamente fiacco. All’improvviso percorsero qualche metro in più e lo poggiarono sulla sua sedia a rotelle. Lui alzò i pugni nel più entusiasmante segno di vittoria mai visto. Sento ancora l’energia e il calore di questo ragazzo quando raggiunse il suo scopo. L’avevo già visto quel giorno sulla sua sedia a rotelle. Ma non avevo idea che avrebbe nuotato. Voglio dire, dove arriverà fra 20 anni? Quanti gli hanno detto che non avrebbe potuto farlo o che sarebbe morto?

Dimostrate agli altri e a voi stessi che è possibile fare piccoli passi verso ciò che credete possibile. Non dovete essere i maratoneti più veloci al mondo, solo realizzare ciò che ritenete impossibile, cominciando da passi piccolissimi. Il miglior modo per farlo è circondarvi di persone con tanta passione. Il modo più veloce di fare ciò che non credete possibile è circondarvi di persone che l’hanno già fatto.

Una frase di Jim Rohn dice: “Rappresenti la media delle 5 persone con cui passi più tempo.” Non c’è al mondo miglior motivazione nel raggiungere i vostri obiettivi a partire da dove siete ora di quella che vi danno le persone di cui vi circondate. Cambiano tutto, ed è provato. Nel 1898 Norman Triplett condusse uno studio con dei ciclisti, misurando i loro tempi sia quando si trovavano in gruppo che individualmente. E scoprì che i ciclisti in gruppo erano sempre più veloci. Da allora questo esperimento è stato ripetuto in ogni ambito e prova sempre la stessa cosa: che le persone intorno a voi e l’ambiente sono tutto. Ma siete voi a controllarlo, potete scegliere. L’80% di persone che non amano il proprio lavoro significa che la gran parte delle persone, non qui, ma ovunque, incoraggiano l’autompiacimento, impedendoci di perseguire ciò che conta. Dobbiamo gestire quel che ci circonda.

Mi sono trovato in questa situazione – è un esempio personale – un paio di anni fa. Qualcuno ha mai avuto un hobby per il quale ha dato anima e cuore, investito tantissimo tempo, e che vuole trasformare in business ma a cui nessuno fa attenzione e che non fa guadagnare una lira? Ecco, per quattro anni ho provato a costruire il movimento Live Your Legend per aiutare le persone a fare ciò che a loro interessa e ispira, ho fatto ciò che ho potuto, e c’erano solo tre persone che ci credevano, e sono tutte lì: mio padre, mia madre, mia moglie Chelsea. Grazie per il supporto.

Lo desideravo così tanto, ma non c’è stata crescita per quattro anni, ed ero sul punto di chiudere quando mi sono trasferito a San Francisco e ho iniziato a conoscere persone con stili di vita fuori dagli schemi, con dei business, siti internet e blog, pieni di passione, che aiutavano le persone in maniera significativa. Uno dei miei amici ha una famiglia di otto persone, e la supporta economicamente con un blog su cui scrive due volte alla settimana. Sono appena tornati da un mese in Europa, tutti insieme. Questo mi ha sconvolto. Com’è possibile? Vedere questo mi ha ispirato profondamente e invece di chiudere tutto, ho deciso di prenderlo sul serio. Ho fatto di tutto per gestire il tempo, cercavo ogni ora di incitare quei ragazzi, uscendo con loro per delle birre, fare esercizio o altro. Dopo quattro anni di crescita zero, dopo aver frequentato queste persone per sei mesi la comunità di Live Your Legend era cresciuta di 10 volte e dopo 12 mesi, di 160 volte. Oggi più di 300.000 persone da 158 paesi usano mensilmente i nostri strumenti di carriera e connessione. E hanno costituito una comunità di persone appassionate che hanno ispirato quella possibilità di creare Live Your Legend che avevo sognato tanti anni fa.

Le persone cambiano tutto, ed è per questo – beh, vi chiederete cosa stava succedendo. Per quattro anni, non conoscevo nessuno in questo ambiente e non sapevo neanche che esistesse, che si potessero fare cose del genere, che potessero esistere movimenti simili. Poi mi sono ritrovato qui a San Francisco e tutti lo stavano facendo. Era diventato normale, quindi il mio modo di pensare passò da “come posso farlo?” a “come posso non farlo?“. E in momenti come questi avviene un cambiamento nella vostra mente che va a permeare il vostro mondo. E senza nessuno sforzo, i vostri standard vanno da qui a qui. Non c’è bisogno di cambiare i vostri obiettivi, ma solo quello che vi circonda. È tutto qui, e questo è il motivo per cui adoro essere circondato da queste persone, per cui vado agli eventi TED, e li guardo sull’iPad andando al lavoro, qualsiasi esso sia. Perché è questo il gruppo di persone che ispira possibilità. Abbiamo un giorno intero da trascorrere insieme, e molti altri.

In poche parole, per quanto riguarda questi 3 pilastri, hanno tutti una cosa in comune, più di ogni altra cosa. Sono al 100% sotto il nostro controllo. Nessuno vi può dire che non potete imparare da voi stessi. Che non potete superare i vostri limiti, capire quali sono per poi spingervi oltre. O che non potete circondarvi di persone che vi ispirano o allontanarvi da chi vi butta giù. Non potete controllare una recessione, un licenziamento o un incidente automobilistico. Non possiamo controllare tutto. Ma queste tre cose dipendono completamente da noi, e possono cambiare il nostro mondo se decidiamo di farne qualcosa.

Il punto è che questo modo di pensare si sta diffondendo. Ho appena letto su Forbes che il governo ha riportato che in un mese sono state di più le persone che hanno lasciato il lavoro di quelle licenziate. Hanno pensato a un’anomalia, ma è successo per tre mesi consecutivi. In un periodo in cui si dice che è dura per tutti la gente fa il dito medio a una vita predefinita, alle cose che gli altri ritengono inevitabili, per ottenere ciò che per loro conta e fare ciò che li ispira.

Le persone si stanno accorgendo di questa possibilità, l’unico limite alla possibilità ora è l’immaginazione. Non è più un cliché. Non importa cosa vi piace fare, qual è la vostra passione. Se vi piace lavorare a maglia potete trovare una persona bravissima, e imparare da lei. È naturale. Il succo di questa giornata è imparare da chi parla, e queste sono le persone che trovate ogni giorno su Live Your Legend, perché quando persone ordinarie fanno cose straordinarie, e noi possiamo esserne parte, lo straordinario diventa normale. Non si tratta di essere Gandhi o Steve Jobs, o di fare qualcosa di folle. Si tratta di fare qualcosa di importante per voi, con un impatto che solo voi potete creare.

Parlando di Gandhi, lui era un “recovering lawyer” (ex avvocato), – un nuovo termine in voga – e poi si dedicò a una causa più grande, qualcosa che per lui contava, che non poteva non fare. Disse questa frase a cui mi ispiro ogni giorno. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.”

Tutto era impossibile finché qualcuno non l’ha fatto. Potete circondarvi di persone che vi dicono che non potete farcela e che provarci è da stupidi, oppure di persone che ispirano possibilità, quelle che sono in questa stanza. Credo che sia una nostra responsabilità quella di mostrare al mondo che ciò che crediamo impossibile può diventare la nuova normalità. Sta già succedendo. Primo, fate le cose che vi ispirano, in modo da ispirare gli altri a fare ciò che li ispira. Ma non possiamo farlo se non sappiamo cosa stiamo cercando. Dobbiamo lavorare su noi stessi, esserne convinti e fare queste scoperte.Perché immagino un mondo in cui l’80% delle persone ama ciò che fa. Come sarebbe? Come vivremmo quest’innovazione? Come tratteremmo le persone attorno a noi? Le cose cambierebbero.

Per concludere, ho solo una domanda per voi, e penso sia l’unica che conta. Qual è il lavoro che non potete non fare? Scopritelo, vivetelo, non solo per voi, ma per tutti coloro che vi circondano, perché è da qui che il mondo comincia a cambiare.

Qual è il lavoro che non potete non fare?

Redazione Anima.TV

 

 

 

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